L'Abruzzo è una regione ad alto rischio sismico; la nostra sicurezza quindi dipende anche dalla consapevolezza che i terremoti sono fenomeni imprevedibili, ma da essi ci si può difendere seguendo alcune regole fondamentali.

Terremoto - io non rischio 2012: campagna nazionale sulla riduzione del rischio sismico

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L'insidia più temibile della montagna durante l'inverno e la primavera è rappresentata dalle valanghe.

La valanga è definita come "il movimento rapido di una massa nevosa, con volume superiore a 100 m3 e una lunghezza maggiore a 50 metri" che avviene quando su una grande quantità di neve si verifica un aumento delle forze traenti oppure una diminuzione di quelle resistenti.

L'aumento delle forze traenti è dovuto essenzialmente all'accumulo della neve a seguito di precipitazioni o all'azione del vento, mentre la riduzione delle forze resistenti è dovuta al tipo di trasformazione che il manto nevoso subisce nel tempo, ad esempio attraverso il metamorfismo costruttivo e l'aumento della temperatura.

La classificazione delle valanghe avviene attraverso cinque differenti criteri:

  • tipo di distacco, da singolo punto o da un'area estesa;
  • posizione della linea di distacco, strati superficiali o profondi;
  • umidità della neve, asciutta o bagnata;
  • morfologia del terreno, incanalata o di versante;
  • tipo di movimento, radente o polverosa.

I fattori che favoriscono il distacco di valanghe sono essenzialmente: la pendenza del versante, la quantità e qualità del manto nevoso, le sollecitazioni esterne e il sovraccarico.

Lo strumento che fornisce un quadro sintetico dell’innevamento è il bollettino nivometeorologico  che, al momento dell’emissione, fornisce gli elementi per definire lo stato del manto nevoso e indica il pericolo di valanghe in un determinato territorio.

Il bollettino individua cinque gradi di pericolo che fanno riferimento alla scala europea che si riporta di seguito:

  • 1 debole;
  • 2 moderato;
  • 3 marcato;
  • 4 forte;
  • 5 molto forte.

La progressione di tale scala però non è lineare; infatti il grado 3, pur trovandosi al centro della scala, non rappresenta un pericolo medio, ma una situazione già critica.

In ambito nazionale e regionale, tali informazioni sono fornite dal Servizio METEOMONT del Corpo Forestale dello Stato.

L'Abruzzo è caratterizzato da un potenziale rischio territoriale di caduta valanghe dovuto sia alle caratteristiche geomorfologiche che geografiche e climatiche della regione e che annualmente vengono registrate dal Servizio Meteomont.

La Regione Abruzzo con la Legge Regionale n. 47 del 18 giugno 1992 ha definito le procedure per l'accertamento dei pericoli e dei rischi da valanga.

L'art. 2 prevede la elaborazione di una carta di localizzazione dei pericoli di valanghe da aggiornare periodicamente.

Nelle aree soggette a tale pericolo è sospesa l'edificazione, la realizzazione di impianti e infrastrutture ai fini residenziali, produttivi e di carattere industriale, artigianale, commerciale, turistico e agricolo nonché ogni nuovo uso delle aree che possa comportare un rischio per la pubblica e privata incolumità.

Alla predisposizione della carta della pericolosità provvede la Protezione Civile regionale con la collaborazione dell'Ispettorato Regionale delle Foreste, degli Ispettorati Dipartimentali provinciali, delle strutture territoriali dello stato, dei Servizi del Genio Civile e delle Comunità Montane.

Ad oggi la elaborazione di tale importante strumento, a causa della esiguità dei fondi da dedicare all'attività di censimento e ricerca riguarda una piccola parte del territorio regionale montano

La pericolosità dei territori compresi nei bacini sciistici abruzzesi è invece continuamente aggiornata attraverso l'opera di previsione e prevenzione svolta dal Comitato Tecnico Regionale per lo Studio della Neve e delle Valanghe (CO.RE.NE.VA.) istituito sempre dalla LR 47/92.

Al Comitato regionale è infatti affidata la consulenza per quanto riguarda le problematiche di sicurezza dal rischio valanghe ed il rilascio del certificato di immunità dagli eventi valanghivi per le aree interessate alla realizzazione di impianti a fune di pubblico esercizio, di piste di discesa e relative infrastrutture accessorie.

La stessa L.47/92 prevede la nomina di una Commissione comunale valanghe, nei comuni con territori interessati dal rischio.

Sul sito della Regione Abruzzo, Geoportale, Cartografia, Protezione Civile, è possibile consultare la Carta storica delle Valanghe aggiornata allla stagione invernale 2013-2014.

La carta storica delle valanghe o forse ancora meglio il catasto storico delle valanghe, considerato che non è limitata alla sola rappresentazione grafica della valanga ma anche a tutta una serie di informazioni correlate, è un passo propedeutico alla successiva realizzazione della CLPV.

Utilizzato dal 2010 come supporto alle decisione del CORENEVA, oggi aggiornato con i dati messi a disposizione del CFS, il catasto storico delle valanghe viene  reso disponibile per tutti i comuni interessati dal censimento e sul geoportale internet della Regione, non come potenziale carta del rischio valanghe, ma come  un ulteriore utile strumento di conoscenza del territorio a disposizione degli enti locali, dei gestori dei bacini sciistici e anche di chi frequenta le montagne innevate abruzzesi nel tempo libero.

Va però necessariamente chiarito che la carta non può essere intesa come una previsione o valutazione su possibili eventi valanghivi, ma solo come semplice registro di eventi valanghivi avvenuti, rimandando la caratterizzazione del territorio per quanto riguarda la pericolosità del rischio valanghe, alla realizzazione della Carta di Localizzazione dei Pericoli da Valanga, il cui primo rilievo (Prati di Tivo-Campo Imperatore) si è completato nel 2016 e nel 2017 sarà avviata la procedura di gara per il rilievo su tutto il territorio regionale situato al di sopra del 1000 slm e con pendenza minima =>25°.

Clicca qui per l'ultimo bollettino METEOMONT

 

 

 Consulta la carta storica delle valanghe

 

 

EVENTI CALAMITOSI CON STATO DI EMERGENZA RICONOSCIUTO O IN CORSO DI RICONOSCIMENTO 

Con Delibera del 8 gennaio 2015 (pubblicata sul BURA all’Ordinario n. 5 del 04/02/2015) la Giunta regionale, su proposta della competente Direzione in materia di Protezione civile, ha approvato le procedure finalizzate alla richiesta dello Stato di Emergenza, ai sensi della Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri 26 ottobre 2012.

Si tratta di procedure che, in caso di emergenza, consentono la regolamentazione delle fasi di comunicazione e l’efficacia delle informazioni scambiate tra Comuni, Province, Prefetture e Regione al fine di consentire a quest’ultima, la predisposizione e la trasmissione degli atti di supporto alla richiesta di “dichiarazione dello Stato di emergenza” alla Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso il Dipartimento della Protezione civile.

Per accedere al sistema per la segnalazione dei danni, criticità e fabbisogni è necessario accedere alla propria Area riservata

 

Normative Nazionali e Regionali in materia

Delibera di Giunta Regionale n.4 del 8 gennaio 2015 (file pdf 5.135kb)

Legge Regionale N. 72 del 14 dicembre 1993 (file pdf 139kb)

Legge Regionale 14 settembre 1999, N. 77 (file pdf 160kb)

Legge Regionale 27 Dicembre 2002, n. 34 (file pdf 85kb)

Legge Nazionale n. 225 del 24 febbraio 1992 (file pdf 99kb)

Legge finanziaria n. 388 del 23 dicembre 2000 (file pdf 865kb)

Il rischio industriale è relativo a quelle attività dell'uomo che su un territorio, prevedono la presenza di insediamenti produttivi; quest’ultimi, oltre alle pressioni ambientali che normalmente esercitano , possono rappresentare un grave pericolo sia per i lavoratori che le comunità vicine in quanto possono causare i cosidetti "incidenti rilevanti".

I gravi incidenti di Seveso (1976), Bhopal (1984), Chernobyl (1986), Fukushima (anche se dovuto al maremoto conseguente il sisma del 2011) e i danni e le ripercussioni che ancora oggi ne derivano, sono cronaca dei nostri giorni e hanno indotto il legislatore a stabilire una idonea attività di prevenzione del rischio in tutte le fasi di vita di un impianto industriale: dalla progettazione, alla manutenzione, al controllo degli impianti, nel rispetto di tutti gli standard di sicurezza.

Un incidente industriale è considerato "rilevante" se si configura come: "un evento quale un'emissione, un incendio o una esplosione di grande entità dovuto a sviluppi incontrollati che si verificano durante l'attività di uno stabilimento e che dia luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana o per l'ambiente, all'interno o all'esterno dello stabilimento, e in cui intervengano una o più sostanze pericolose".

Ma quali sono gli "stabilimenti a rischio"?

Le attività a rischio di incidente rilevante sono individuate dalla normativa vigente attraverso un semplice meccanismo che tiene conto della pericolosità intrinseca delle sostanze e dei preparati prodotti, utilizzati, manipolati o depositati nello stabilimento, ivi compresi quelli che possono generarsi in caso d'incidente, e delle quantità degli stessi, rendendo obbligatoria per i gestori delle suddette attività la presentazione all'autorità competente della documentazione che attesti l'avvenuta valutazione dei rischi connessi alla loro conduzione.

Tutti gli stabilimenti italiani -così definiti- sono censiti dal Ministero dell'Ambiente in collaborazione con il Servizio Rischio Industriale dell'APAT e l'elenco, aggiornato periodicamente, è pubblicato sul sito internet del Ministero.

Per garantire la sicurezza del territorio e della popolazione, l'Italia ha emanato il D.P.R. 175/88 in attuazione della direttiva comunitaria 96/82/CE (direttiva Seveso), e successivamente il D. Lgs. 17.08.1999, n. 334, meglio noto come "Seveso 2".

Il D.Lgs. 105/2015 che ha sostituito il 334/99, detta le disposizioni in materia di prevenzione degli incidenti rilevanti e impone obblighi precisi ai gestori degli stabilimenti in cui sono presenti le cosiddette "sostanze pericolose".

Si intende per «presenza di sostanze pericolose» l’esistenza di queste, reale o prevista, nello stabilimento, ovvero quelle che si reputa possano essere generate in caso di perdita di controllo di un processo industriale, in quantità uguale o superiore a quelle indicate nell'Allegato I del citato D.Lgs. 334/99 e successive modifiche e integrazioni.

In funzione delle quantità di sostanze pericolose detenute, il Gestore è tenuto a presentare all' Autorità Competente e, a seconda dei casi, a diversi altri Enti (Ministero dell'Ambiente, Prefetto, Regione, Provincia, Comune), la "Relazione" , la sola "Notifica"  ovvero la "Notifica" ed il "Rapporto di Sicurezza" , così come si evince anche dagli adempimenti a carico del Gestore previsti dal D. Lgs. 105/2015.

In Abruzzo gli stabilimenti individuati come attività industriali a rischio di incidente rilevante, sono 27 di cui 13 soggetti ex art. 6, e 9  ex art. 8.

Allo stato attuale non è ancora stata definita una disciplina regionale in materia che individui le nuove autorità competenti, definisca le procedure e le modalità di coordinamento fra i soggetti coinvolti ma è all'esame della Conferenza Stato Regioni un decreto legge che deleghi definitivamente le competenze e le modalità di attuazione alle Regioni.

In Abruzzo, l'attività nell'ambito della prevenzione e mitigazione del rischio industriale, viene al momento coordinata dalla Direzione Regionale dei Vigili del Fuoco, in seno alla quale è stato istituito il Comitato Tecnico Regionale (CTR) composto, oltre che da rappresentanti del Corpo Nazionale dei VV.F., da rappresentanti della Protezione Civile Regionale, dell'ARPA, dell'ISPESL, della Provincia e del Comune territorialmente competenti .

Negli ultimi anni il concetto di rischio di incidente rilevante si è esteso anche al trasporto stradale e ferroviario di merci pericolose, con l'attivazione di numerosi progetti operativi (Ferrovie dello Stato, VV.F., ISPESL, Università).

Attualmente la Regione partecipa alle attività di previsione e prevenzione attraverso i tavoli di coordinamento istituiti presso la Direzione Regionale dei Vigili del Fuoco e le Prefetture competenti per territorio con lo scopo di predisporre una pianificazione d'emergenza.

Le tipologie di piano d'emergenza sono due:

PEI: Piano di emergenza interno, elaborato dal gestore, riporta le procedure operative messe in atto dall'azienda in collaborazione con i Vigili del Fuoco per fronteggiare l'incidente.

PEE: Piano di Emergenza Esterno, redatto dall'autorità pubblica competente (Prefettura), organizza la risposta di protezione civile per ridurre gli effetti dell'incidente sulla salute pubblica e sull'ambiente. Nel PEE sono individuate le aree a rischio e le misure comportamentali che dovranno essere assunte dalla popolazione.

Inventario nazionale degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante Regione Abruzzo

Informazioni aggiuntive