Il cittadino non può richiedere direttamente l'intervento della Protezione Civile poiché quest'ultima è una struttura di coordinamento.

Il Numero Verde 800.861.016 oppure 800.860.146 - attivi dalle 8:00 alle 20:00, 365 giorni all'anno - possono essere contattati per segnalare situazioni di particolare gravità o di rischio: dai Comuni, dalle Province, dalle Comunità Montane e, solo in caso di emergenza gravissima, dai cittadini.

Le strutture operative di soccorso da chiamare per il primo intervento

  • Carabinieri Tel. 112
  • Soccorso Pubblico Tel. 113
  • Vigili del Fuoco Tel. 115
  • Emergenza Sanitaria Tel. 118
  • Corpo Forestale dello Stato Tel. 1515

Come fare una chiamata di emergenza

  • mantenere la calma e parlare con chiarezza;
  • comunicare le proprie generalità;
  • descrivere il tipo di evento;
  • indicare il luogo;
  • segnalare eventuali feriti.

Progetto A.Pi.C.E. 2014

E' in linea il sistema per l'aggiornamento del Piano Comunale di emergenza come previsto dalla Delibera di Giunta regionale n.78/2014.

Accedi all'area riservata

 

Il progetto LIFE PRIMES – Questionario on line sulla percezione del rischio

Il Centro Funzionale della Regione Abruzzo partecipa al progetto LIFE14CCA/IT/001280 PRIMES (acronimo di “Preventing flooding RIsk by Making resilient communitiES” ovvero “Prevenire il rischio alluvioni rendendo le comunità resilienti”), un progetto approvato nell'ambito del programma LIFE 2014-2020 sulle strategie di adattamento ai cambiamenti del clima.

Il Lead Partner del progetto è l'Agenzia per la sicurezza territoriale e la protezione civile della Regione Emilia Romagna. I partner, oltre alla Regione Abruzzo, sono Arpae Emilia-Romagna, la Regione Emilia-Romagna - Direzione regionale Cura del territorio e dell’Ambiente, la Regione Marche e l'Università Politecnica delle Marche.

Il progetto si propone di ridurre i danni causati al territorio e alla popolazione da eventi come piene, alluvioni e mareggiate, dovuti a fenomeni meteorologici intensi sempre più frequenti e previsti in aumento negli scenari climatici futuri. Con “LIFE PRIMES” si mira a potenziare i sistemi di allertamento nelle tre regioni partner attraverso lo sviluppo di procedure e sistemi informativi omogenei e integrati a livello interregionale, la definizione di scenari di rischio e la realizzazione di uno spazio web condiviso con le comunità locali.

Nelle tre Regioni sono state individuate alcune aree pilota in cui saranno realizzate attività di informazione , conoscenza del rischio, esercitazioni e si sperimenteranno modalità di partecipazione attiva da parte dei cittadini alle politiche locali di governo del territorio, attraverso la costruzione collettiva dei “piani civici” che saranno integrati nei piani comunali di emergenza.

Per la Regione Abruzzo le aree pilota sono Scerne di Pineto e Torino di Sangro.

Tra le azioni che vedono il coinvolgimento diretto della popolazione vi è quella coordinata dalla Università Politecnica delle Marche volta a valutare la percezione del rischio attraverso la somministrazione di un questionario online la cui compilazione è completamente anonima.

Partecipa anche tu! La tua collaborazione è fondamentale poiché i dati rilevati dai questionari compilati saranno di supporto al lavoro dell'Università Politecnica delle Marche e degli altri partner del progetto per l’analisi dei contesti territoriali, per la sensibilizzazione sui temi dell'adattamento ai cambiamenti climatici e  per la diffusione di buone pratiche di autoprotezione.

Clicca qui per  la compilazione del questionario

Il Centro Funzionale

La Legge n.100 del 12 luglio 2012 "Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile", che ha inserito l'art.3-bis alla L.225/92 "Istituzione del Servizio di Protezione Civile", ha sancito quale norma primaria, l'organizzazione ed il funzionamento del Sistema di allertamento nazionale per il rischio meteo-idrogeologico e idraulico, di cui alla Direttiva P.C.M del 27 febbraio 2004 e smi.

Tale Direttiva definisce, in particolare, i rapporti di responsabilità nel processo di emanazione dell'allerta per il rischio meteo-idrologico ed idraulico, formalizzando, nel rispetto delle autonomie regionali, un sistema di allertamento nazionale condiviso. E' ben noto che, tra i rischi che caratterizzano il nostro Paese, il rischio idrogeologico e idraulico comporta un notevole impatto sociale ed economico, secondo solo a quello sismico. Al fine di ridurre il rischio legato a questi fenomeni acquista un ruolo sempre più importante l'allertamento. Il sistema di allertamento di protezione civile deve assicurare l'attivazione della catena decisionale ed operativa a tutti i livelli istituzionali al fine di consentire la mitigazione del rischio.

La Regione Abruzzo con la Legge Regionale 1 ottobre 2007, n. 34 "Disposizioni di adeguamento normativo e per il funzionamento delle strutture", all'art. 22 ha provveduto ad istituire il Centro Funzionale d'Abruzzo, organo deputato alla gestione del sistema di allertamento regionale multirischio, in linea con quanto stabilito nel protocollo d'intesa con le Prefetture-UTG entrato in vigore dal 15 gennaio 2012, e svolgendo puntualmente attività di controllo e monitoraggio sul territorio.

Il Centro Funzionale d’Abruzzo ha, inoltre, la certificazione di qualità secondo la norma UNI EN ISO 9001:2008 fin da febbraio del 2009.

Dal 1° gennaio 2015 è attivo il sistema Allarmeteo, piattaforma tecnologica per la gestione del Sistema di allertamento della Regione Abruzzo.

Il percorso della sicurezza per i volontari di protezione civile
Il decreto legislativo n. 81/2008, la legge che tutela la sicurezza dei lavoratori, si applica alle attività svolte dai volontari di protezione civile con modalità specifiche dedicate esclusivamente a loro. Il legislatore ha ritenuto infatti che un settore tanto importante per la vita del Paese e caratterizzato da esigenze particolari e non assimilabili ad altri ambiti di attività come è il volontariato di protezione civile meritasse un'attenzione particolare.

Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81
Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Decreto interministeriale 13 aprile 2011
Disposizioni in attuazione dell'articolo 3, comma 3-bis, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, come modificato ed integrato dal decreto legislativo 3 agosto 2009, n. 106, in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Nell'ambito dei rischi che caratterizzano il nostro Paese, il rischio idrogeologico è tra quelli che comporta un maggior impatto sociale ed economico, secondo solo a quello sismico.

Il dissesto idrogeologico è stato definito per la prima volta come l'insieme di "quei processi che vanno dalle erosioni contenute e lente alle forme più consistenti della degradazione superficiale e sottosuperficiale dei versanti fino alle forme imponenti e gravi delle frane" (Commissione De Marchi, 1970).

In modo più generale e secondo una concezione più moderna del termine esso può essere inteso come "qualsiasi situazione di squilibrio o di equilibrio instabile del suolo, del sottosuolo o di entrambi", ovvero "l'insieme di quei fenomeni connessi al rovinoso defluire delle acque libere in superficie e all'interno del suolo, producendo effetti che possono portare alla perdita di vite umane, ad alterazioni delle attività e delle opere dell'uomo e dell'ambiente fisico".

I fenomeni di dissesto idrogeologico sono fenomeni naturali che possono avvenire per cause strutturali (geomorfologiche) oppure per cause occasionali, che determinano in un dato momento l'alterazione degli equilibri esistenti.

L'antropizzazione e la costruzione di nuove infrastrutture oltre a mutare l'assetto del territorio, accrescendo la possibilità che si verifichino dissesti, hanno determinato una maggiore esposizione di persone e beni al rischio idrogeologico.

In termini generali il rischio R è "una valutazione del danno legato a fenomeni di pericolo a cui è associata una forte componente di aleatorietà" (CNR-GNDCI, 1995):

R = P ∙ D

dove P è la pericolosità, cioè la probabilità di accadimento dell'evento calamitoso in un dato intervallo di tempo (tempo di ritorno) e D è il danno conseguente all'evento. Esprimendo il danno D in termini di vulnerabilità W, intesa come il "grado di perdita di elementi esposti, provocato dal verificarsi di un fenomeno naturale, di magnitudine nota", e di valore esposto E, è possibile definire il rischio come:

R = P ∙ W ∙ E

La vulnerabilità degli elementi a rischio è legata, oltre che alla capacità degli stessi di sopportare le sollecitazioni esercitate dall'evento, anche all'intensità dell'evento stesso.

Il rischio idrogeologico comprende due categorie principali:

  • il rischio da frana, indicato con il termine di rischio geomorfologico;
  • il rischio da alluvione, indicato con il termine di rischio idraulico.

Con il termine frana si indica "un movimento di una massa di roccia, terra o detrito lungo un versante" (Cruden, 1991). Nonostante esse siano oggetto di studio da oltre cento anni, non sono state ancora trovate nè una definizione né una classificazione universalmente riconosciute.

Sulla base delle tipologie di movimento e dei materiali coinvolti, tuttavia, i fenomeni franosi possono essere classificati in (Varnes, 1978):

  • crolli e ribaltamenti;
  • espandimenti laterali;
  • scivolamenti;
  • colamenti;
  • frane complesse.

La seconda categoria di rischio comprende invece le esondazioni, che si verificano quando un corso d'acqua, arricchitosi con una portata superiore a quella normalmente contenuta in alveo, supera o rompe gli argini e invade il territorio circostante, arrecando danni alle infrastrutture presenti, quali edifici, insediamenti industriali, vie di comunicazione, o alle zone agricole.

Al fine di prevenire e ridurre il rischio idrogeologico sono stati emanati in tempi recenti diversi provvedimenti normativi. La legge 183/89 "Norme per il riassetto organizzativo della difesa del suolo" rappresenta certamente l'atto legislativo più significativo in tal senso.

Non di minore importanza sono, inoltre, la L. 267/98 "Misure urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico ed a favore delle zone colpite da disastri franosi nella regione Campania" (legge Sarno) e la L. 365/2000 "Interventi urgenti per le aree a rischio idrogeologico molto elevato e in materia di protezione civile, nonché a favore di zone colpite da calamità naturali" (legge Soverato).

La necessità di fronteggiare il rischio idrogeologico anche attraverso l'unificazione delle procedure di allertamento e la gestione integrata del sistema di monitoraggio ha portato alla progettazione e realizzazione della Rete dei Centri Funzionali (O.M. 3134/2001).

La successiva Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 febbraio 2004 ha introdotto gli indirizzi operativi per la gestione dell'allertamento per il rischio idrogeologico ai fini di protezione civile.

L'Abruzzo, come gran parte del territorio nazionale, non è esente da fenomeni di dissesto idrogeologico, ponendosi al nono posto della classifica delle regioni a più alto rischio.

Un recente studio ha individuato circa 1200 dissesti sul territorio regionale.

Tra gli eventi che hanno riguardato la nostra regione negli ultimi anni sono da ricordare:

  • l'alluvione di Pescara del 9 e 10 aprile 1992;
  • l’alluvione di Pineto (Te) del 9 luglio 1999;
  • gli eventi del 23-26 gennaio 2003, con interessamento delle province di Chieti, Pescara e Teramo;
  • l’evento alluvionale che il 6-7 ottobre 2007 che ha interessato i comuni della Val Vibrata ed in particolare i comuni costieri di Tortoreto (Te) e Alba Adriatica (Te);
  • l’alluvione del 1-3 marzo 2011 che ha interessato i comuni della Provincia di Teramo. 

Sono da menzionare, inoltre, la rovinosa frana su Roccamontepiano nel 1765, i movimenti franosi della collina di Chieti, di Caramanico (Pe), di Montebello sul Sangro (Ch) e, in tempi più recentI, San Martino sulla Marrucina (Ch). 

Poiché le Organizzazioni di Volontariato che collaborano con la Protezione Civile svolgono un servizio in piena integrazione con le forze istituzionali devono essere costituite con atto pubblico, con almeno 20 iscritti, non avere scopi di lucro e provvedere tra le proprie finalità statutarie attività di Protezione Civile. Oltre a questi requisiti formali devono disporre di mezzi e attrezzature idonee e di persone che sappiano assicurare la completa autonomia operativa .

Come ci si iscrive all'Elenco Territoriale

Le Organizzazioni che intendono iscriversi all'Elenco Territoriale delle Organizzazioni di Volontariato di Protezione Civile devono inviare la domanda di iscrizione alla Dipartimento OO..PP.. Governo del Territorio e Politiche Ambientali Servizio Programmazione Attività di Protezione Civile Via Salaria Antica Est n.27 67100 L' Aquila.

Per l’anno 2016 il termine di presentazione delle domande di iscrizione nell’Elenco Territoriale è stabilito nel termine di 30 giorni dalla data di pubblicazione della legge sul Bollettino Ufficiale.

Per gli anni successivi rimane il termine perentorio del 31 gennaio di ogni anno stabilito con D.G.R. n. 392/ 2014.

Domanda di iscrizione

Con la domanda di iscrizione è anche necessario inviare due copie dello statuto dell'Associazione e compilare in ogni parte:

Per ulteriori informazioni le Organizzazioni interessate possono telefonare al Servizio Emergenze Interventi e Volontariato ai numeri: 0862/364604, 0862/364719, 0862/364731, 0862/311526

Informazioni aggiuntive