Nell'ambito dei rischi che caratterizzano il nostro Paese, il rischio idrogeologico è tra quelli che comporta un maggior impatto sociale ed economico, secondo solo a quello sismico.

Il dissesto idrogeologico è stato definito per la prima volta come l'insieme di "quei processi che vanno dalle erosioni contenute e lente alle forme più consistenti della degradazione superficiale e sottosuperficiale dei versanti fino alle forme imponenti e gravi delle frane" (Commissione De Marchi, 1970).

In modo più generale e secondo una concezione più moderna del termine esso può essere inteso come "qualsiasi situazione di squilibrio o di equilibrio instabile del suolo, del sottosuolo o di entrambi", ovvero "l'insieme di quei fenomeni connessi al rovinoso defluire delle acque libere in superficie e all'interno del suolo, producendo effetti che possono portare alla perdita di vite umane, ad alterazioni delle attività e delle opere dell'uomo e dell'ambiente fisico".

I fenomeni di dissesto idrogeologico sono fenomeni naturali che possono avvenire per cause strutturali (geomorfologiche) oppure per cause occasionali, che determinano in un dato momento l'alterazione degli equilibri esistenti.

L'antropizzazione e la costruzione di nuove infrastrutture oltre a mutare l'assetto del territorio, accrescendo la possibilità che si verifichino dissesti, hanno determinato una maggiore esposizione di persone e beni al rischio idrogeologico.

In termini generali il rischio R è "una valutazione del danno legato a fenomeni di pericolo a cui è associata una forte componente di aleatorietà" (CNR-GNDCI, 1995):

R = P ∙ D

dove P è la pericolosità, cioè la probabilità di accadimento dell'evento calamitoso in un dato intervallo di tempo (tempo di ritorno) e D è il danno conseguente all'evento. Esprimendo il danno D in termini di vulnerabilità W, intesa come il "grado di perdita di elementi esposti, provocato dal verificarsi di un fenomeno naturale, di magnitudine nota", e di valore esposto E, è possibile definire il rischio come:

R = P ∙ W ∙ E

La vulnerabilità degli elementi a rischio è legata, oltre che alla capacità degli stessi di sopportare le sollecitazioni esercitate dall'evento, anche all'intensità dell'evento stesso.

Il rischio idrogeologico comprende due categorie principali:

  • il rischio da frana, indicato con il termine di rischio geomorfologico;
  • il rischio da alluvione, indicato con il termine di rischio idraulico.

Con il termine frana si indica "un movimento di una massa di roccia, terra o detrito lungo un versante" (Cruden, 1991). Nonostante esse siano oggetto di studio da oltre cento anni, non sono state ancora trovate nè una definizione né una classificazione universalmente riconosciute.

Sulla base delle tipologie di movimento e dei materiali coinvolti, tuttavia, i fenomeni franosi possono essere classificati in (Varnes, 1978):

  • crolli e ribaltamenti;
  • espandimenti laterali;
  • scivolamenti;
  • colamenti;
  • frane complesse.

La seconda categoria di rischio comprende invece le esondazioni, che si verificano quando un corso d'acqua, arricchitosi con una portata superiore a quella normalmente contenuta in alveo, supera o rompe gli argini e invade il territorio circostante, arrecando danni alle infrastrutture presenti, quali edifici, insediamenti industriali, vie di comunicazione, o alle zone agricole.

Al fine di prevenire e ridurre il rischio idrogeologico sono stati emanati in tempi recenti diversi provvedimenti normativi. La legge 183/89 "Norme per il riassetto organizzativo della difesa del suolo" rappresenta certamente l'atto legislativo più significativo in tal senso.

Non di minore importanza sono, inoltre, la L. 267/98 "Misure urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico ed a favore delle zone colpite da disastri franosi nella regione Campania" (legge Sarno) e la L. 365/2000 "Interventi urgenti per le aree a rischio idrogeologico molto elevato e in materia di protezione civile, nonché a favore di zone colpite da calamità naturali" (legge Soverato).

La necessità di fronteggiare il rischio idrogeologico anche attraverso l'unificazione delle procedure di allertamento e la gestione integrata del sistema di monitoraggio ha portato alla progettazione e realizzazione della Rete dei Centri Funzionali (O.M. 3134/2001).

La successiva Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 febbraio 2004 ha introdotto gli indirizzi operativi per la gestione dell'allertamento per il rischio idrogeologico ai fini di protezione civile.

L'Abruzzo, come gran parte del territorio nazionale, non è esente da fenomeni di dissesto idrogeologico, ponendosi al nono posto della classifica delle regioni a più alto rischio.

Un recente studio ha individuato circa 1200 dissesti sul territorio regionale.

Tra gli eventi che hanno riguardato la nostra regione negli ultimi anni sono da ricordare:

  • l'alluvione di Pescara del 9 e 10 aprile 1992;
  • l’alluvione di Pineto (Te) del 9 luglio 1999;
  • gli eventi del 23-26 gennaio 2003, con interessamento delle province di Chieti, Pescara e Teramo;
  • l’evento alluvionale che il 6-7 ottobre 2007 che ha interessato i comuni della Val Vibrata ed in particolare i comuni costieri di Tortoreto (Te) e Alba Adriatica (Te);
  • l’alluvione del 1-3 marzo 2011 che ha interessato i comuni della Provincia di Teramo. 

Sono da menzionare, inoltre, la rovinosa frana su Roccamontepiano nel 1765, i movimenti franosi della collina di Chieti, di Caramanico (Pe), di Montebello sul Sangro (Ch) e, in tempi più recentI, San Martino sulla Marrucina (Ch). 

Il percorso della sicurezza per i volontari di protezione civile
Il decreto legislativo n. 81/2008, la legge che tutela la sicurezza dei lavoratori, si applica alle attività svolte dai volontari di protezione civile con modalità specifiche dedicate esclusivamente a loro. Il legislatore ha ritenuto infatti che un settore tanto importante per la vita del Paese e caratterizzato da esigenze particolari e non assimilabili ad altri ambiti di attività come è il volontariato di protezione civile meritasse un'attenzione particolare.

Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81
Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Decreto interministeriale 13 aprile 2011
Disposizioni in attuazione dell'articolo 3, comma 3-bis, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, come modificato ed integrato dal decreto legislativo 3 agosto 2009, n. 106, in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Per diventare Volontario di Protezione Civile - e supportare le istituzioni preposte al coordinamento degli interventi - occorre essere iscritto ad una delle Organizzazioni di Volontariato di Protezione Civile, inserita nell'Elenco Territoriale delle Organizzazioni di volontariato di protezione civile, che svolga attività nelle quattro fasi che contraddistinguono il sistema della Protezione Civile: previsione, prevenzione, soccorso e superamento dell'emergenza.

Poichè la prima autorità di Protezione Civile è il Sindaco ci si può rivolgere al Comune di appartenenza e chiedere informazioni sulle associazioni esistenti.Gli elenchi sono consultabili rispettivamente presso il Comune, la Regione, presso l'ufficio volontariato del dipartimento della Protezione Civile, oppure sul sito web della Protezione Civile Nazionale.

I volontari sono una risorsa preziosa per il Sistema di Protezione Civile, in tutti i periodi di impiego autorizzato, sono loro garantiti: il mantenimento del posto di lavoro, il trattamento economico e previdenziale, la copertura assicurativa e il rimborso delle spese sostenute nell'attività di protezione civile.

Elenco territoriale delle Organizzazioni di volontariato di protezione civile.pdf

Carta dei Valori del Volontariato (file pdf 54 kb)

Poiché le Organizzazioni di Volontariato che collaborano con la Protezione Civile svolgono un servizio in piena integrazione con le forze istituzionali devono essere costituite con atto pubblico, con almeno 20 iscritti, non avere scopi di lucro e provvedere tra le proprie finalità statutarie attività di Protezione Civile. Oltre a questi requisiti formali devono disporre di mezzi e attrezzature idonee e di persone che sappiano assicurare la completa autonomia operativa .

Come ci si iscrive all'Elenco Territoriale

Le Organizzazioni che intendono iscriversi all'Elenco Territoriale delle Organizzazioni di Volontariato di Protezione Civile devono inviare la domanda di iscrizione alla Dipartimento OO..PP.. Governo del Territorio e Politiche Ambientali Servizio Programmazione Attività di Protezione Civile Via Salaria Antica Est n.27 67100 L' Aquila.

Per l’anno 2016 il termine di presentazione delle domande di iscrizione nell’Elenco Territoriale è stabilito nel termine di 30 giorni dalla data di pubblicazione della legge sul Bollettino Ufficiale.

Per gli anni successivi rimane il termine perentorio del 31 gennaio di ogni anno stabilito con D.G.R. n. 392/ 2014.

Domanda di iscrizione

Con la domanda di iscrizione è anche necessario inviare due copie dello statuto dell'Associazione e compilare in ogni parte:

Per ulteriori informazioni le Organizzazioni interessate possono telefonare al Servizio Emergenze Interventi e Volontariato ai numeri: 0862/364604, 0862/364719, 0862/364731, 0862/311526

Elenco Territoriale delle Organizzazioni di volontariato

E' in linea il sistema per l'aggiornamento dell'Elenco Territoriale delle Organizzazioni di volontariato di protezione civile come previsto dalle Delibera di Giunta Regionale n.178 del 4/03/2013 e n.392 del 9/05/2014.

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Il Volontariato di Protezione Civile è un fenomeno nazionale che ha assunto caratteri di partecipazione e di organizzazione molto significativi. E' l'espressione di una moderna coscienza collettiva del dovere di solidarietà e senso dell'urgenza e del diritto di essere soccorso con la professionalità e la formazione di cui ogni volontario è portatore.

I volontari che agiscono in questo settore non sono improvvisati, ma formati e pronti ad intervenire con competenza e consapevolezza. In caso di emergenza, agiscono nell'ambito della propria organizzazione, dando il massimo contributo nelle operazioni di soccorso.

La legge quadro 266/91 ha riconosciuto il Volontariato associato come espressione di solidarietà e partecipazione, ne incoraggia e sostiene la cultura e lo sviluppo organizzativo. Da allora i volontari sono, all'interno del Sistema, sinonimo di competenza, efficienza e altruismo al servizio del territorio nazionale e, in caso di calamità in altri Paesi del mondo, l'aiuto visibile e concreto di una solidarietà che non ha confini.

Il Sistema della Protezione Civile valorizza al massimo le forze della cittadinanza attiva ed organizzata presente in ogni luogo d'Italia per garantire l'efficacia e la tempestività dei suoi interventi. All'interno delle Organizzazioni di Volontariato esistono tutte le professionalità ed i mestieri della società moderna: medici, ingegneri, infermieri, elettricisti, cuochi, falegnami.

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